Alla fine di questi giorni fantastici giungiamo ad Uyuni. Citta caratteristica ma attenzione a non andare a visitare il cimitero dei treni. Per la prima volta abiamo rischiato di essere derubati in quanto si trova fuori dalla citta’ e le carrozze sono “abitate” da strani individui..:)



Il pomeriggio tardo prendiamo il pulmann pubblico notturno che ci avrebbe riportato a La Paz.
Era notte e non si vedeva nulla ma viste le vibrazioni buche e botte dubito fosse una strada asfaltata.
Dopo una notte insonne giungiamo al capolinea a La Paz dove il pulmann rompe la trasmissione giusto 50m prima di fermarsi e farci scendere...che culo!! 
Ci dirigiamo nello stesso albergo della prima volta ma questa volta ci danno camere piu ai piani bassi e la qualita’ e decisamente scadente..sembrava un altro albergo. Ma comunque stanchi e assonnati ci diamo una sistemata veloce a ci carichiamo per la discesa sulla “caretrera de la muerte” ovvero la strada piu’ pericolosa del mondo. 65km di strada sterrata e stretta a strapiombo ( piu di 1000m ) con un dislivello di 3200m ( partiamo infatti da quota 4400m per giungere a 1200m). Prendiamo tutta l’attrezzatura, casco, guanti protezioni e bici da discesa. Carichiamo tutto sul pulmino e raggiungiamo il punto di inizio della nostra mitica discesa.
I primi 20km sono su strada asfaltata quindi appena presa confidenza con la bici i freni non devono piu toccare... facendo attenzione alle macchine siamo arrivati in un lampo al primo punto di incontro dove abbiamo mangiato un saporito panino con l’uovo... riprendiamo quindi la discesa dopo aver ascoltato le raccomandazione della nostra guida. La strada e’ molto pericolosa, piove e c’e’ nebbia quindi lo sterrato diventa particolarmente scivoloso.. un po’ impauriti procediamo frenando quasi tutto il tempo.....ma ecco che riprendiamo nuovamente confidenza anche con il terreno scivoloso e il precipizio alla nostra sinistra e iniziamo a testare frenate un po al limite sulle curve a gomito o su sassi un po troppo scivolosi. Lungo il percorso facciamo 2 soste dove la nostra guida ci spiega chi e quante persone sono precipitate in quei punti ( circa 50 l’anno con auto e 3-4 con le bici). Ma ormai ce ne freghiamo e carichi di adrenalina ci fiondiamo fino all’arrivo pieni di fango e le dita inchiodate a furia di frenare. Contenti e gasati ci spariamo una birra nella quasi ormai “periferia” della Foresta. Mangiamo a buffet e sudati, sporchi e bagnati riprendiamo la strada del ritorno verso La Paz passando per la nuova strada costruita in alternativa alla strada della morte.









In albergo ci rinfreschiamo con l’acqua fredda ( non c’era acqua calda ) e andiamo a mangiare in un locale non molto lontano ma molto caratteristico e ottima cucina.
Il giorno seguente ci aspetta una giornata di trasferimento da La Paz a Cuzco ma questa volta siamo piu’ fortunati in quanto il pulmann e’ molto comodo e riusciamo a rilassarci un po’.







L’albergo che troviamo a Cuzco e’ molto caratterisitco e finalmente pulito e ordinato


Breve giro in centro alla sera e prepariamo lo zaino per trascorrere due notti ad Aguas Calientes citta’ raggiungibile solo in treno dove vengono opsitati tutti i turisti di Machu Pichu.
Mentre ci dirigiamo alla stazione visitiamo un sito Inca dove venivano fatti esperimenti per la coltivazione di nuovi prodotti.


Proseguiamo per le Salineras una salina molto importante per il locali per la produzione del sale.



Giungiamo alla stazione, pranziamo e prendiamo il treno... Il treno col tetto panoramico ci permette di stare col naso all’insu’ per gustare le montagne che sovrastano la piccola gola scavata dal fiume e percorsa dalla ferrovia.
Aguas Calientes e’ un villaggio creato per turisti. Si trovano solo negozi, mercati, alberghi e ristoranti e null’altro. Impostiamo la sveglia alle 2.30 del mattino dopo per prendere i primi dei centinaia di pulman che portano, ogni giorno, migliaia di turisti all’ingresso di Machu Pichu.




Speriamo di arrivare in tempo per l’alba che da un tocco di classe ad un luogo che non ha bisogno di presentazioni. Anche in questo caso bisogna trovarsi in loco per provare sensazioni molto particolari per quel luogo magico e misterioso. Visitiamo dunque il sito e nel primo pomeriggio cominciamo la ripida e faticosa salita allo Huayna Pichu ovvero la montagna a punta che sovrasta Machu Pichu. Salita a gradini molto ripida a strapiombo. Si giunge ad un primo terrazzo dove ci si puo’ riposare e fare molte foto prima dell’ultima scalinata. Passando per un cunicolo molto stretto e arrampicandosi su gradini molto ripidi si giunge sulla vetta. Che posto meraviglioso!! Contenti di essere giunti in cima cominciamo a fare foto all’impazzata e si cominciano a sentire i primi sintomi di tremolio alle gambe per le vertigini. E’ tempo di riscendere e comprendiamo il perche’ poche persone salgono fin lassu’ ed e’ estremamente sconsigliato a chi soffre di vertigini. Scalinata molto stretta in discesa per quasi 50m che costeggia un piccolo muretto e la casa del sacerdote sulla sinistra e uno strapiombo di 1000m sulla destra. Mi tremavano le gambe e cercavo ogni possibile appiglio per cercare di scendere.. Sconsigliato a chi soffre di vertigini!!







Giunti nuovamente al sito prendiamo il sentiero che porta al Tempio del Sole dove arriva il famoso Camino Inca Trek e si puo’ vedere Machu Pichu da una prospettiva diversa. Decidiamo di fare la discesa a valle verso Aguas Calientes a piedi e stanchi ma felici ci beviamo una coca cola e un’ottima pizza (ottima per il luogo). 
Dormita e il mattino dopo riprendiamo il treno per tornare nel “mondo”. Visitiamo altri siti Inca molto mistici soprattutto il sito Funerario e il Forte.










Torniamo a Cuzco dove ci facciamo una bella birra seduti su un balconcino di un locale sulla piazza principale di Cuzco.


Il giorno dopo lo passiamo in visita della citta’, tra musei, shopping e cattedrali.

Dopo innumerevoli ore di volo da Cuzco-Lima, Lima-San Paolo, San Paolo-Milano, e rischiato di perdere il primo volo, atterriamo sani e salvi a Malpensa. Ci salutiamo e arrivederci alla prossima Vacanza!

                                                                              ARTICOLO BY FOGH